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lunedì 17 maggio 2010

Guai all'orizzonte per Google?


Google Street View nei guai perchè potrebbe aver violato le leggi sulle intercettazioni.

Da quanto risulta sarebbe stata la stessa Compagnia ad ammettere, in un post pubblicato sul suo Blog, di avere per oltre tre anni intercettato e registrato (erroneamente) pezzi di comunicazioni non criptate che venivano scambiate attraverso i modem wi-fi che incontravano durante il loro percorso.

Google Street View, come ricorderemo, è una nuova tecnologia utilizzabile nell’ambito di google Maps e di Google Earth, che fornisce la possibilità di visitare le città coperte dal servizio, tramite foto panoramiche a 360º gradi in orizzontale e a 270º in verticale lungo le strade.

E’ stato il Garante per la Privacy tedesco, Peter Schaar, a protestare per primo dopo aver appreso che il motore di ricerca, che sguinzaglia per le città di tutto il mondo le Google Cars attrezzate di apposite fotocamere collocate sul tetto, ha condotto inavvertitamente un’attività collaterale che ora potrebbe costare cara all’azienda di Mountain View.
La Società inizialmente ha respinto al mittente ogni accusa , affermando che rilevazioni di questo tipo sono compiute da altre società e non hanno nulla di illegale, in quanto l’indirizzo e il nome della rete wireless sono dati pubblici individuabili da chiunque.

Tuttavia dopo un mese ha ritrattato parte di quanto dichiarato ammettendo di aver raccolto, durante i percorsi, anche dei dati non previsti.
Google ha inoltre indicato che tutti i dati raccolti erroneamente non sono mai stati usati e che verranno cancellati.
Anche se i portavoce della società minimizzano dichiarando che si tratta solo di brevi frammenti intercettati durante il transito e della durata di poche frazioni di secondo, questa ammissione ora ha fatto nascere seri dubbi sull’attenzione che il motore di ricerca riserva ai dati di tutti gli utenti.
Secondo il New York Times, da questa nuova vicenda, la società di google dovrebbe temere, più che per le conseguenze di una possibile violazione delle leggi sulla privacy, per l’inestimabile e impagabile danno d’immagine che ne deriverà. [ Gabri ]
L'immagine si trova all'indirizzo news.tecnozoom.it/tag/google-maps/




Google Street View "guardona"?

http://www.downloadblog.it/post/12269/google-indagata-in-germania-per-aver-collezionato-dati-delle-reti-wireless-private
Denuncia per Google dal garante della privacy tedesco Peter Schaar perché le automobili che fotografano le immagini delle strade che verranno poi pubblicate su Google Street View hanno registrato inavvertitamente il nome e l’indirizzo dei modem wi-fi incontrati lungo il percorso e intercettato dati non criptati dagli stessi modem. Google ammette questa attività scusandosi e dichiarando che non farà uso dei dati acquisiti per errore. Questo non risparmierà a Google una possibile incriminazione per violazione dei diritti sulla privacy e conseguente danno all’immagine, scrive il New York Times.
IN MY OPINION ci vorrebbe un controllo da parte di un garante della privacy sui dati acquisti da Google, ma da che Web 2.0 è Web 2.0, sarebbe come cercare di raccogliere il mare con un secchio. Quei dati, se ritenuti utili per Google, saranno registrati, modificati, utilizzati come a Google meglio conviene. [Dr_Drexler]

Google Street View nei guai


Per più di tre anni, le automobili che Google manda in giro per fotografare le strade di tutto il mondo e renderle visibili a tutti in rete, senza volerlo, hanno intrapreso un'attività che potrebbe danneggiare gravemente la società di Mountain View. Oltre al loro lavoro quotidiano, i sensori delle automobili hanno preso nota delle informazioni di tutti i modem wi-fi che incontravano lungo il cammino, memorizzando pezzi di comunicazioni non criptate.

E' stata la stessa Google, rendendosi conto dell'errore, a fare il "mea culpa", spiegando che le informazioni ottenute per sbaglio non sono mai state utilizzate e che i dati archiviati verranno cancellati. Ma questo non è bastato a salvare l'immagine di Google

Dopo le proteste del garante della privacy, Peter Schaar, che si era detto "orripilato" da questo fatto, la società di Mountain View ha respinto ogni accusa affermando che tutto ciò non era illegale visto che l'indirizzo e il nome di una rete wireless sono dati pubblici e individuabili da chiunque.

Nonostante l'ammissione di colpa, secondo il "New York Times", Google potrebbe anche essere incriminato per violazione delle leggi sulle intercettazioni. Ma mentre pensare a serie conseguenze legali è alquanto improbabile, è il danno di immagine che potrebbe costare caro alla compagnia.

Stefano

L'intimità violata...


Privacy. Google, il potente motore di ricerca, è stato accusato di registrare dati privati e sensibili tramite Street View, un servizio, lanciato nel 2007 . Google Street View offre la visione delle mappe all'altezza della strada a 360° , con immagini riprese da appositi veicoli di Google, dotati di fotocamere, e permette agli utenti di passeggiare virtualmente nelle strade del mondo. Secondo le accuse, Google spiava il Wi-Fi, intercettando informazioni personali che spaziano dai messaggi email alle password, inviati da consumatori su reti wireless. Molto dura la protesta del garante per la privacy tedesco, Peter Schaar, che si è detto "orripilato" per l'attività molto discutibile della società di Mountain View. Google ha rigettato inizialmente le dure accuse, affermando che rilevazioni di mquel tipo non hanno nulla di illegale, in quanto l'indirizzo e il nome di una rete wireless sono assolutamente pubblici e alla portata di chiunque. Successivamente il motore di ricerca ha ammesso che la raccolta dei dati era andata ben oltre le proprie intenzioni. La situazione è grave e getta ombre inquietanti sull'attività di Google e su come essa gestisca i dati degli utenti. [Maurice Drake]



martedì 30 marzo 2010

CV in rete, dati sensibili a rischio.



I disoccupati che si candidano ad un posto di lavoro inviando il proprio CV rischiano di vedere pubblicati
i propri dati sensibili senza autorizzazione. Infatti, accanto ad alcuni siti con l'etichetta APL, agenzia per il lavoro,
vi sono siti dedicati al lavoro che diffondono alle aziende i CV senza alcuna garanzia di tutela dei dati contenuti. Chi denuncia questo è
Nicola Bertini, Vice presidente dell' ASSORES, associazione delle società di ricerca del personale, spiegando che il Ministero del Lavoro non controlla i portali
e l'utilizzo dei dati che vengono pubblicati. Questo non impedisce che vi siano abusi da parte di alcuni siti che gestiscono questi dati. Inoltre ASSORES attacca quelle aziende che
comprano a basso costo CV da agenzie del lavoro senza verificare che queste siano autorizzate a farlo.
La cosa migliore sarebbe, secondo ASSORES che le aziende dessero i loro mandati trasparenti alle società di selezione così che
i profili arrivino alle aziende che ne fanno richiesta.
Tratto da un articolo del corriere della sera del 26/02/2010 di Enzo Riboni

IN MY OPINION l'ottimale sarebbe per chi tiene alla tutela dei propri dati sensibili, affidare il proprio
CV a società certificate. Chi cerca lavoro generalmente invia a pioggia alle aziende il proprio CV confidando nel fatto che venga contattato
per un colloquio di lavoro, non prestando attenzione che qualcuno possa fare un uso improprio dei dati contenuti nel CV.
[Dr_Drexler]

Annunci in rete non autorizzati

Sono molti i giovani che cercano lavoro in rete, ma non sempre i siti intermediari di forza lavoro hanno le autorizzazioni necessarie.

Circa il 60% di questi siti sono inattendibili o abusivi e diffondono alle aziende nominativi a pagamento, a prezzi vantaggiosi, violando così la privacy di chi fornisce il proprio curriculum a queste banche dati non autorizzate.

Secondo Nicola Bertin , vice presidente di Assores (associazione delle società di ricerca e selezione del personale), il Ministero ha grosse responsabilità in quanto non verifica i portali e la veridicità degli annunci.

Il Ministero replica spiegando che stanno affrontando la questione in modo nuovo e che l’articolo 48 autorizza i gestori di siti a svolgere intermediazione solo se non hanno scopo di lucro e se pubblicano i loro identificativi. Regola che secondo Assores non da nessuna garanzia per quanto riguarda gli abusi in questo campo.

Bertin inoltre accusa le aziende che quando cercano nuovi collaboratori spesso non verificano che chi offre nominativi sia autorizzato.

Accusa respinta dall’associazione per la direzione del personale Aidp, secondo cui può accadere forse in qualche piccola azienda poco strutturata, non certo nelle imprese medio-grandi.

Inoltre è proprio a causa della crisi che molti si improvvisano intermediatori a pagamento.

Il tutto migliorerebbe se le imprese dessero dei mandati trasparenti alle società di selezione in modo che i nominativi dei candidati arrivino solo alle imprese che sono alla ricerca di precisi profili professionali.

Proposta con la quale concorda la stessa Assores.

Stefano

Collocamento al lavoro attraverso la rete


Nonostante esistano agenzie per il lavoro ufficiali, il 60% degli annunci per il personale in rete sono inattendibili, fatti cioè da soggetti che si improvvisano intermediari di forza lavoro privi di autorizzazione ministeriale riconosciuta dalla legge Biagi.

Il Ministero del Lavoro, dice Nicola Bertin, vice presidente di Assores, l’ associazione delle società di ricerca e selezione del personale, non controlla i portali e la veridicità degli annunci.

Nella finanziaria approvata in marzo l’ articolo 48, ribadisce Antonio Costantino della direzione generale del mercato del lavoro, autorizza i siti a svolgere l' intermediazione tra forza lavoro e aziende solo se non hanno finalità di lucro e se pubblicano i loro dati identificativi. Ogni giorno però nascono nuovi siti web, non controllabili. L’ Assores se la prende anche con le aziende: i direttori del personale quando cercano manodopera non verificano se chi offre i nominativi sia autorizzato. Per risparmiare comprano curricula generici a basso prezzo (perché i dati si comprano!). Chi respinge le accuse è invece Paolo Iacci dell’ associazione per la direzione del personale Aidp; ci spiega che questo può accadere nelle piccole aziende e non certo nelle medio grandi. Inoltre a causa della crisi è aumentato il numero di chi si improvvisa intermediatore a pagamento di personale, a partire dagli ex dirigenti che hanno perso il lavoro. Le cose potrebbero migliorare solo se le aziende dessero dei mandati trasparenti alle società di selezione, in maniera che i curricula arriverebbero solo a quelle aziende che sono alla ricerca di precisi profili professionali.

E su questa proposta è d’ accordo anche l’ Assores.

Secondo me è giusto che siano le aziende a ricercare precisi curricula professionali ma chiederei più attenzione anche alle persone in cerca di lavoro ad inviare i propri profili alle Agenzie per il lavoro più serie e riconosciute ufficialmente come tali. Samantha

LAVORO: Ricerche annunci in rete, il 60% è a rischio privacy

Un crescente numero di persone è alla ricerca di lavoro, per risolvere questo problema cercano le offerte via web. E’ noto, purtroppo, che il 60% degli annunci sono poco attendibili o abusivi (ossia da soggetti che non hanno avuto il consenso dell’Autorità Ministeriale richiesta dalla legge Biagi).


Fortunatamente, ci sono anche i siti seri come le agenzie per il lavoro che diffondono i nominativi a pagamento ma con rischi sulla violazione della privacy.
Il Ministero del Lavoro ha grossa responsabilità che non adempie come il controllo dei portali e la veridicità degli annunci.
Infatti, vengono considerati autorizzati i gestori dei siti che rispettano l’art. 48 che non hanno finalità di lucro e pubblicano i loro dati identificativi ma il fenomeno non può essere pienamente controllato poiché proprio a causa dell’enorme crisi aumenta il nome di chi si improvvisa intermediatore a pagamento di manodopera.
La situazione potrebbe migliorare solo se le aziende dessero dei mandati trasparenti alle società di selezione: in modo che solo le imprese interessate possano visionare i profili richiesti.

Questo a mio avviso è l’unica soluzione possibile in modo che tutte le persone aspiranti alla ricerca di un’occupazione possano essere, in un certo qual senso, tutelate.

(Jessica)